La fame è intesa come un insieme di sensazioni sgradevoli e tormentose, avvertite anche dopo una breve privazione del cibo, che costringono il soggetto a procurarselo per ricavare un sollievo immediato.

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La fame è intesa come un insieme di sensazioni sgradevoli e tormentose, avvertite anche dopo una breve privazione del cibo, che costringono il soggetto a procurarselo per ricavare un sollievo immediato.
II modo di alimentarsi varia da individuo ad individuo; esso dipende da abitudini, cultura e da sensazioni soggettive le quali derivano a loro volta da componenti metaboliche, psicologiche, sociali, ambientali. L'assunzione del cibo da parte dell'uomo, la scelta qualitativa e quantitativa dipenderebbero sostanzialmente da sensazioni istintive quali l'appetito, la fame e la sazietà.
L'appetito, sembra abbia un'origine legata più ad un'attività psichica che fisica: è un insieme di sensazioni piacevoli, per cui l'organismo avverte l'ardente desiderio di ingerire cibi che piacciono. Secondo gli studi moderni sembra che l'appetito sia sottoposto a due meccanismi di regolazione: uno a breve termine, deputato a regolare l'apporto calorico della dieta alla quantità di cibo e al numero dei pasti, in rapporto col dispendio calorico; l'altro opererebbe a lungo termine correggendo cioè a lunga scadenza gli errori commessi dal primo. Sembra che entrambi questi meccanismi non siano ne molto sensibili, ne selettivi, considerando l'incapacità da parte della maggioranza delle persone di adeguare l'ingestione degli alimenti a regole igienico-alimentari idonee per la salvaguardia della salute.
La fame è intesa come un insieme di sensazioni sgradevoli e tormentose, avvertite anche dopo una breve privazione del cibo, che costringono il soggetto a procurarselo per ricavare un sollievo immediato. Le sensazioni di disagio psicofìsico sono dovute a contrazioni gastriche alternate a periodi di pausa della durata di mezz'ora, un'ora e mezzo. Queste contrazioni possono essere inibite dal movimento della masticazione, dalla stimolazione della mucosa gastrica con ghiaccio, acqua fredda, alcool, fumo di sigaretta, glucosio endovena.

A livello sperimentale è stato dimostrato che i crampi da fame non si eliminano con la sezioni dei nervi vaghi deputati alla stimolazione della secrezione acida dello stomaco. Ciò significa che il meccanismo riflesso è molto più complesso e segue altre vie. Da ricordare che il tono gastrico, aumenta con il diabete, con l'ulcera duodenale e diminuisce nei soggetti affetti da tubercolosi. Curioso ed interessante il nesso con la medicina cinese, secondo la quale, l'appetito e la fame sono esaltati dal "calore dello stomaco", sindrome questa correlata agli stati di eccesso di yang del binomio stomaco-milza (pancreas), il quale conduce e accompagna la gastrite, la gastro-duodenite, l'ulcera peptica; da ciò l'utilità della terapia con tarmaci alcalini, con la dieta alcalina (yin), e l'impiego dell'agopuntura intesi a ripristinare l'equilibrio yin-yang del binomio organo-viscere. La sazietà corrisponde alla cessazione del senso di disagio psicofisico evocata dalla mancanza di cibo.
L'inappetenza o anoressia si manifesta come assenza di desiderio di cibo. L'appetibilità definisce la preferenza o meno verso determinati cibi che chiamano in causa fattori organolettici, estetici e culturali quali il sapore, il colore, la presentazione, l'apparenza, la temperatura e l'associazione emotiva con precedenti esperienze. La quantità di cibo ingerito è sotto il controllo di due centri dell'ipotalamo: il centro della fame è posto nell'ipotalamo laterale, la cui inibizione o stimolazione determina assenza (afagia) o aumento di fame (iperfagia); nell'ipotalamo mediale ha sede il centro della sazietà. Questi centri sono collegati con altre formazioni nervose cerebrali, il sistema limbico rinencefalico e con le formazioni reticolari del tronco.
Dei due centri, quello della fame sarebbe sempre tonicamente attivo, mentre quello della sazietà lo sarebbe solo quando è stimolato da segnali specifici che vanno ad inibire il centro della fame.

 
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