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DIETE DIMAGRANTi
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Il meccanismo appetito sazietà
Sul modo di funzionare di questi centri esistono tre teorie:
1. quella di Mayer, secondo la quale i centri sarebbero sensibili alla glicemia, ossia, alla concentrazione degli zuccheri nel sangue, nel senso che quando essa diminuisce si ha il senso della fame e viceversa;
2. quella di Brobeck, la quale attribuisce ai centri ipotalamici una sensibilità alla temperatura del corpo, nel senso che la diminuzione esalta i centri della fame, l'aumento li imbisce;
3. la teoria di Kennedy, infine, la quale si incentra sulla quantità delle calorie assunte ed assimilate con gli
alimenti.
È risultato che i centri ipotalamici sono sensibili anche a stimoli nervosi provenienti dalle mucose olfattive e digerenti: prima che si sia verificato il processo digestivo degli alimenti, essi trasmettono messaggi che riguardano l'odore, il sapore, la temperatura, la consistenza, il volume, il colore, la presentazione e la composizione del cibo. Tra questi, il "volume" del cibo sem
Quando arriva quei certo ianguorìno
bra svolgere il ruolo informatico più importante, probabilmente, in rapporto con il meccanismo nervoso riflesso delle distensione delle pareti gastriche, come dimostrano esperimenti eseguiti con palloncini di gomma arabica, o palloncini riempiti di acqua e come dimostrerebbe il fatto che in una dieta liquida con varie diluizioni, il soggetto tenda ad assumere un volume costante ad ogni pasto qualunque sia la concentrazione calorica.
Il meccanismo "appetitosazietà" funziona in modo perfetto per adeguare l'assunzione alimentare alle esigenze metaboliche del soggetto. Tale meccanismo purtroppo sembra adattarsi con difficoltà ai bisogni calorici dell'individuo nei due sensi.
Se un soggetto si adatta ad una certa quantità di alimenti, i centri nervosi della nutrizione non si adeguano alla riduzione della quantità di cibo, essi tendono ad agire con i livelli più alti di consumo. L'appetito, cioè, rimane inalterato ed il senso di sazietà sopravviene solo dopo l'introduzione della quantità di alimenti cui era abituato.
Questo comportamento dei centri nervosi dell'alimentazione ha riflessi molto importanti nell'allestimento di programmi ipocalorici, i quali, per ridurre l'appetito, dovranno mirare ad essere volumetricamente abbondanti, delicati in senso organolettico, come sapore, odore e composizione. Il pH dei menù dovrà tendere verso l'alcalinità o la neutralità e con una scelta alimentare rivolta prevalentemente verso gli idrati di carbonio non raffinati, ossia i cereali integrali, la frutta e la verdura, eliminando i cibi ipercalorici, in modo da non stimolare massimamente il tono secretivo e muscolare dello stomaco.
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